
Caterina Belloni www.ilcittadino.it
KABUM! COME UN PAIO DI IMPOSSIBILITÀ
lunedì 23 gennaio 2006
La guerra, la resistenza, l'Italia occupata: tutto questa grande fetta della nostra storia vista e raccontata da occhi diversi, lontani dalla retorica così come da una visione semplificata e scolastica. È questa l'ambizione di "Kabum! Come un paio di impossibilità", lo spettacolo ideato, diretto e recitato dal lodigiano Giulio Cavalli, che per l'occasione sarà accompagnato dalla intensa fisarmonica di Guido Baldoni. Un progetto che ha una lunga storia alle spalle e che lungo la sua strada ha incontrato il genio irriverente di Paolo Rossi, che ne ha curato la supervisione artistica.Torniamo allo spettacolo: siamo nei giorni immediatamente precedenti il 25 aprile e il protagonista è un uomo semplice, lo "scemo del villaggio" che non manca in nessun paese, trascinato suo malgrado in un viaggio lungo il quale conosce la guerra, nelle sue sfumature anche più quotidiane, ma scende a fondo anche dentro se stesso. Ecco dunque il lungo titolo completo dello spettacolo: "Kabum! Come un paio di impossibilità, storia di un uomo rapito da un partigiano che durante i giorni della Liberazione, dal 23 al 25 aprile 1945, attraversa le sfumature della guerra che lo renderanno consapevole della sua ferocia".Si tratta di un monologo svolto in un linguaggio irriverente e accompagnato dalle note di una fisarmonica. Quella di Guido Baldoni, che della guerra ha un'idea molto precisa legata anche - ma non solo - alle sue vicende personali e familiari, è infatti figlio del giornalista Enzo Baldoni, rapito e ucciso alla fine dell'agosto 2004 dai terroristi islamici. È una musica fortemente ancorata al testo, alle sue situazioni e alle sue emozioni, quella composta da Baldoni, che ascoltando la recitazione di Cavalli ha creato gli spartiti cercando di lasciarsi "portare" dalle impressioni e dalle sensazioni nate dalle parole e dalla voce dell'artista.Lo spettacolo, nato nell'ambito della Bottega dei mestieri teatrali, viene proposto in occasione della Giornata della Memoria dal Comune di Lodi, dall'Istituto lodigiano per la storia della resistenza e dell'età contemporanea, dal comitato provinciale dell'Anpi e dall'Aned di Lodi. www.lodionline.it
Kabum, potrebbe essere uno sparo oppure un’esplosione di gioia, o forse qualcosa di diverso ma irrimediabilmente legato alla guerra. Il titolo completo dello spettacolo che inaugurerà la Giornata della memoria, venerdì 27 (alle 21, al teatro alle Vigne), è Kabum! Come un paio di impossibilità, storia di un uomo rapito da un partigiano che durante i giorni della Liberazione, dal 23 al 25 aprile 1945, attraversa le sfumature della guerra che lo renderanno consapevole della sua ferocia. «L’idea è nata dalla nostra formazione legata alla commedia dell’arte - spiega Giulio Cavalli, autore e interprete dell’opera -, adottando i canoni ad un tema vissuto e non più interpretato in modo scolastico». Un monologo caratterizzato da un linguaggio irriverente e dagli scorci di un’Italia segnata dall’occupazione. «Abbiamo inserito alcune testimonianze - aggiunge Cavalli -, ma anche una storia d’amore fra due partigiani piemontesi. La scenografia è stata studiata attraverso le immagini trovate negli archivi storici della Resistenza». E un’opera teatrale che strada facendo ha coinvolto l’artista Paolo Rossi nella supervisione artistica e Guido Baldoni per le musiche di scena; più il lavoro procedeva più le persone coinvolte hanno iniziato a credere nel progetto.In occasione della Giornata della memoria, Kabum sarà messo in scena per le scuole superiori, coinvolgendo gli studenti e facendo in modo che l’esperienza possa lasciare un segno. «È giusto investire in questo tipo di occasioni - commenta Andrea Ferrari, assessore alla cultura di Lodi -, non solo per l’appuntamento fine a se stesso ma anche per il lavoro preparatorio che comporta. È una giornata ormai consolidata che serve per far riflettere i giovani». Lo spettacolo ha ottenuto l’appoggio del comune e della provincia di Lodi, soggetti che hanno investito nella sua produzione, il sostegno della provincia di Milano e il patrocinio delle associazioni Anpi e Fiap. L’idea è stata supportata con entusiasmo da tutti anche in vista degli appuntamenti futuri: Kabum partirà per una tournée che attraverserà l’Italia per poi approdare nuovamente nei teatri a settembre. «Lo scopo è quello di riuscire a inscenare un’opera dove la Resistenza sia slegata dagli eventi che strettamente la riguardano», conclude Cavalli, un modo per allargarne il respiro. Per questo è composta da frammenti di vita il più comuni possibili; come si vede per esempio nella conclusione, quando il protagonista legge un libello di barzellette antifasciste, per ricordare che ci sono spiragli di realtà meno drammatici anche nell’orrore. Ci sono due mondi che si incontrano in Kabum! Come un paio di impossibilità; inizialmente distanti e poi non più così lontani quando gli sguardi iniziano ad avvicinarsi. È questo il senso del titolo dello spettacolo e della storia di un uomo, «uno scemo del villaggio» per usare le parole di Giulio Cavalli, rapito da un partigiano. Guardare gli eventi e la storia con occhi diversi da quelli che solitamente si utilizzano è l’ambizione di un progetto che coinvolge anche Guido Baldoni, il figlio del giornalista e scrittore di reportage Enzo Baldoni, rapito e ucciso alla fine dell’agosto 2004 in Iraq dai terroristi islamici.Guido si è occupato della colonna sonora dello spettacolo, con la sua fisarmonica ha cercato di interpretare le atmosfere di un’Italia che deve essere liberata: «A partire dal testo è stato un lavoro immediato - spiega Baldoni -, mentre Giulio recitava io cercavo di inserire la melodia più adatta alle situazioni». Un procedimento che ha garantito una certa freschezza alle musiche e che ha permesso al suo compositore di lasciare spazio alle sue primissime impressioni. Non è la prima volta che Guido Baldoni si occupa di colonne sonore per spettacoli teatrali, il palcoscenico lo ha sempre attratto, fin dai tempi delle recite al liceo. In questo caso poi, Kabum coinvolge idee e sensazioni che riguardano la guerra, un argomento sul quale ha (ovviamente) le idee ben chiare. Non vede ad esempio per il momento una via d’uscita nella situazione irachena: «Non se ne viene fuori - commenta Guido Baldoni -, può essere che il conflitto si sposti, ma fino ad oggi ci si limita ad annunciare ritiri. È tutta politica estera che persegue costantemente la guerra, per chi la fa non è importante il dove ma solo che ci sia». Perchè per lui la guerra è sempre e solo un dramma. Un pensiero che porta irrimediabilmente a ricordare la figura del padre, un pacifista convinto; ma anche un uomo che si era spinto nei punti più caldi del pianeta per il solo desiderio di raccontare. «Un ficcanaso», per dirla con le parole dello stesso Enzo. Eppure Guido certe convinzioni le ha sempre avute, al di là della difficile vicenda che ha coinvolto la sua famiglia si sarebbe impegnato in ogni caso nei progetti che sta portando a termine. E ora è anche un modo per mantenere vivo il ricordo del padre e quello della storia: «È un impegno parallelo e nello stesso tempo staccato rispetto alla figura di mio padre - racconta -; certamente deriva dalla mia condizione familiare, ma si tratta di opinioni che ho mantenuto invariate o che si sono formate dopo. Vorrei soprattutto che fosse tenuta viva la Memoria, quella con la maiuscola». Quella delle vittime, delle ingiustizie e della crudeltà che la guerra porta inevitabilmente con sé. Kabum è uno spettacolo che rappresenta, per coloro che lo hanno realizzato e per coloro che lo hanno sostenuto, «la capacità di osare qualcosa in più», ha concluso l’assessore alla cultura Andrea Ferrari. Un progetto al quale seguirà una mostra fotografica che sarà probabilmente allestita presso il teatro le Vigne di Lodi.
Greta Boni www.ilcittadino.it
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Kabum! è il fragore dell’unico colpo che esplode dal cannone in mano ai partigiani di Boves, in provincia di Cuneo, rifugiatisi sul massiccio della Bisalta a metà settembre ’43. Per rappresaglia il comandante Peiper ordina la prima strage tedesca in Italia dopo l’armistizio: decine di morti e case bruciate. È così che inizia la Resistenza.
In una cosa tanto seria non c’è bisogno di matti. E invece il partigiano Paolo Risso, in missione speciale, rapisce proprio Zani, lo scemo del villaggio. Non ha paura di lui, i matti sono un’esondazione di umanità. E poi a Risso serve la motocicletta di Zani, unica eredità del padre fascista. È il 23 aprile 1945 e durante questo viaggio il figlio scemo di Rosa Saltaformaggio ascolta i racconti veri dei passaggi di armi alle nascenti formazioni partigiane, delle trasmissioni di informazioni agli Alleati e della toccante storia d’amore tra i combattenti clandestini Giacomo e Carla. Così lui, che giudica le parole dagli occhi di chi le dice, scopre la fierezza guerriera dei partigiani e la loro autoironia e asseconda la strana voglia di libertà che gli nasce dentro, insieme ad una sacrosanta idea di giustizia. Forse alla fine Zani, che vive sullo sfondo di avvenimenti storici riconoscibili, tornerà a coltivare l’orto come l’ingenuo e innocente Candido di Voltaire. Oppure andrà chissà dove e diventerà uno come tutti gli altri, o forse una favola leggendaria.
I passaggi dalla narrazione storica al dialetto, dal teatro serio alla pantomima, secondo il gusto per il grammelot ed il talento personale di Giulio Cavalli, autore ed interprete dello spettacolo, sostengono la mescolanza di reale e fantastico, il disperato profondo dolore della guerra e la panica felicità di Zani, più confuso di tutte le cose nel mondo, ma anche più saggio ( “dove l’è l’omo […] quèlo che svanga la tèra, […] quèlo che ride e che se spòsa […] nea guèra…” ). Gli elementi scenografici sono le immagini d’epoca sullo sfondo simmetrico e un imponente sidecar originale, sul quale siede Guido Baldoni che ha scritto ed esegue con la fisarmonica le musiche in scena.
Kabum, in tournèe per l’Italia dal gennaio 2006, ha potuto contare sulla supervisione artistica di Paolo Rossi ed ha il patrocinio dell’ANPI nazionale e degli Istituti della Resistenza di Genova, Boves e di Verbania e dell’Istituto pedagogico della Resistenza di Milano.
"Kabum!" con Giulio Cavalli il grammelot per raccontare l'esistenza. [DA L'ECO DI BERGAMO]

Andrea Frambrosi



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