Primo L. 174517

 

 

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presentano

Primo L. 174517

adattamento, scene e regia di Giulio Cavalli e Fabio Francione

liberamente ispirato alla versione drammatica di

“Se questo è un uomo” di Primo Levi e Pieralberto Marchè

in scena Giulio Cavalli

voci straniere Quirino Principe

la poesia Se questo è un uomo è letta da Gianfranco De Bosio
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“Eppure, per molti di noi la speranza di sopravvivere si identificava con un’altra speranza più precisa: speravamo non di vivere e raccontare, ma di vivere per raccontare. É il sogno dei reduci di tutti i tempi, del forte e del vile, del poeta e del semplice, di Ulisse e del Ruzante. ” P. Levi

Così scrive Primo Levi nella prefazione alla versione drammatica del suo testo. Vivere per raccontare, un bisogno profondo e meditato, tanto più forte quanto più dura era l’esperienza da trasmettere. E l’esperienza che vuole raccontarci è tra le più forti che possano esserci. Ecco perché l’urgenza, l’impellenza di raccontare, i sopravvissuti trasformatisi in narratori infaticabili, imperiosi, maniaci. Per non dimenticare, perché era chiaro a tutti, dice ancora Levi, che le cose che erano state viste dovevano essere raccontate.

Seguendo la diligenza di chi ha scritto il dramma affinché diventasse storia, la scelta è quella di portare in scena una parte, seppur piccola, della tragedia del campo di Auschwitz.
 
IL TESTO E L’AUTORE

Primo Levi nasce a Torino da famiglia ebraica il 31 luglio 1919.
Inserito in un nucleo partigiano operante in Valle d’Aosta viene arrestato a Brusson dalla milizia fascista nel 1943 a da lì trasferito nel campo di transito di Fossoli presso Modena.
Nel febbraio del 1944 viene deportato al campo di concentramento di Auschwitz, stipato su un treno merci insieme ad altri 650 ebrei. Rimase in questo Lager per undici mesi, fino alla liberazione compiuta dell’Armata Rossa, uno dei venti soli sopravvissuti.
Se questo è un uomo, scritto fra il dicembre del 1945 e il gennaio del 1947 fu pubblicato per la prima volta nel 1947.
La versione per il teatro nacque dall’idea dell’amico attore Pieralberto Marché.
Le iniziali resistenze di Levi vennero superate dal desiderio “ancora una volta di raccontare: questa volta anzi di raccontare in modo più immediato, di far rivivere, di infliggere la nostra esperienza, la nostra e quella dei compagni scomparsi, ad un pubblico diverso e più vasto”.

LO SPETTACOLO

Il testo dello spettacolo, di cui sono autori Giulio Cavalli e Fabio Francione, è liberamente ispirato alla versione drammatica di Se questo è un uomo, ma si arricchisce di suggestioni molteplici tratte dalla produzione letteraria dello stesso Levi – in modo particolare dai racconti – e da esperienze artistiche affini, in un gioco di richiami che amplifica le sensazioni trasmesse allo spettatore.
L’urgenza degli autori non è infatti il racconto di una vicenda storica tragica e peraltro inenarrabile come l’Olocausto, ma il suggerire diverse prospettive di avvicinamento: non serve spiegare ciò che non è spiegabile razionalmente, per questo si deve colpire il pubblico sostenendo la forza della parola con mezzi di comunicazione diversi.
Un ruolo principe in questo senso hanno i disegni di Lodovico Barbiano di Belgiojoso, architetto milanese di fama arrestato e poi deportato nel marzo del 1944 prima a Fossoli e poi a Gusen (sottocampo di Mauthausen) a causa del suo fermo rifiuto del fascismo e della sua successiva partecipazione alla Resistenza. Lo spettacolo si apre proprio con un montaggio dei suoi lavori Dal Lager di Gusen che mostrano con incredibile forza espressiva la sua vita nel campo: scorrono come fotogrammi di un film agghiacciante, sostenuti con effetto straniante dalla celebre polka di Strauss Trisch Trasch.
Vicenda per alcuni versi simile a quella di Belgiojoso fu quella del pittore Aldo Carpi, deportato a Gusen e salvo grazie alla dedizione per l’arte. I suoi disegni dedicati alla Fame, tratti dal ciclo Disegni di Gusen vengono proiettati alle spalle dell’attore ad illustrare uno dei temi affrontati nel testo.
Inserti audio scandiscono inoltre il ritmo dello spettacolo: Gianfranco De Bosio, maestro indiscusso del teatro italiano e regista dell’unica messa in scena di rilievo del testo di Levi e Marché allestito nel 1966 per il Teatro Stabile di Torino – ricordato in chiusura con un alcune foto d’archivio ritrovate da un paio di anni – recita la Shemà che apre l’opera di Levi. Poi Quirino Principe, che oltre a leggere Alzarsi di Primo Levi ricrea le voci degli ufficiali nazisti dando vita un tessuto sonoro di forte impatto, Carmelo Bene che in un video rarissimo interpreta Dante dalla torre degli Asinelli di Bologna…
Il lavoro parte quindi da uno studio molto approfondito del testo che viene scardinato e cristallizzato in nuclei simbolici, in un continuo flash-back tra il Primo Levi adulto, sopravvissuto e dedito al racconto come unica ragione di vita, il Primo Levi giovane studente di chimica a Torino e infine il Primo Levi deportato, che si aggrappa con tutte le sue forze ai brandelli di umanità che gli restano, ai versi dell’Ulisse di Dante che gli ricordano di essere creato “per seguire virtute e conoscenza”.
Uno spettacolo multimediale quindi, che si appoggia ad un’idea nuova dell’opera di Primo Levi che la critica contemporanea sposta dalla semplice memorialistica per collocarla, con tutta la sua produzione, in un alveo anticipatore delle attuali tendenze della letteratura italiana che di volta in volta reinventa i propri codici nell’inchiesta, nei nuovi media, nel teatro e nel fantastico tenendo sempre un forte ancoraggio alla narrazione.
Se la versione teatrale di Se questo è un uomo di Levi e Marché prevede un numero importante di personaggi e la presenza del coro, in Primo L 174517 voci molteplici vengono incarnate da una sola figura centrale, narratore che assume su di sé prospettive diverse: una scelta importante, che simboleggia il dramma di chi, ridotto da uomo a cosa, ha perso la propria identità.
Giulio Cavalli preferisce quindi la forma del monologo, trascinando lo spettatore al fondo di una vicenda umana tragica ma allo stesso tempo straordinaria, raccogliendo così la volontà dello stesso Primo Levi “eppure, per molti di noi la speranza di sopravvivere si identificava con un’altra speranza più precisa: speravamo non di vivere e raccontare, ma di vivere per raccontare …”.

LA SCENA

Dal punto di vista scenico si è scelto di non indulgere in ricostruzioni degli ambienti “abitati e vissuti”, ma di racchiudere il significato profondo del testo in alcuni elementi visivi. Immagini forse abusate, ma che sono entrate a far parte della coscienza dello spettatore a tal punto da racchiudere nella loro rappresentazione un fortissimo significato.
Sul palco quindi solo i tipici letti da campo ad indicare lo spazio del Lager e la scrivania della casa di Levi ad indicare il momento della riflessione, del ricordo e soprattutto del racconto, unica ragione di vita dello scrittore ritornato a casa.

NOTE DI REGIA

Le traiettorie della letteratura sono imprevedibili. In questo immenso fiume che fende il mondo, a non essere mai sommerso è stato il racconto e la capacità di narrare. La forma della scrittura, lasciata ai posteri come testimonianza, con l’avvento della registrazione può mutare, non nei contenuti (una commedia è sempre una commedia, una tragedia è sempre una tragedia come una rosa è una rosa è una rosa à la Gertrude Stein), ma nella capacità di recepire il messaggio. Tra i primi a comprendere questi meccanismi c’è Primo Levi che con Se questo è un uomo ha visto la sua opera scollinare i generi, passando dal saggio-testimonianza fino al romanzo. Una volta compiuto questo tragitto, nella Storia e nella quotidianità, inevitabilmente, il testo è dragato – anche per mano dell’autore (Levi, da scienziato, ha sempre spinto sul pedale del “nuovo”) – dalla radio e infine del teatro (in un unicum diretto nel 1966 da Gianfranco De Bosio).
Il cinema, al contrario, nel momento in cui l’indicibile diventa visibile venne bollato definitivamente, fin dal suo apparire, come “immorale” dai Cahiers du Cinema fino agli anni novanta. Oggi, tra questi due poli si colloca, traendo nuova e feconda ispirazione, il teatro di narrazione che, grazie anche ad uso classico di tecniche di montaggio, è in grado per l’appunto di montare uno spettacolo a partire da… (nel caso nostro l’ispirazione arriva dalla versione drammatica di Levi stesso e dell’attore Pieralberto Marché), per poi gemmare in tutta una serie di opere e interpretazioni storico-critiche (la misurazione di quanto Levi c’è nel teatro di Tabori, nella poesia di Antonio Porta, e ancora nelle dirette postume del “Dante” di  Carmelo Bene e dei suoni di Nono e infine nei disegni “live” di Belgiojoso e di Carpi) e rendere così visibile l’indicibile e invisibile il dicibile. (Fabio Francione).

Gli interpreti e gli autori:

L’adattamento, liberamente ispirato alla versione drammatica di Se questo è un uomo è di Giulio Cavalli e Fabio Francione.

Giulio Cavalli è una delle nuove voci del teatro di narrazione civile degli ultimi anni in Italia. Direttore artistico della compagnia Bottega dei Mestieri Teatrali, sale alla ribalta con lo spettacolo Kabum!…come un paio di impossibilità uno spettacolo con la direzione artistica di Paolo Rossi e il suo impegno civile si evidenzia ancora di più con Linate 8 ottobre 2001:la strage spettacolo sull’incidente aereo costato la vita a 118 persone che ha debuttato lo scorso dicembre al Piccolo Teatro di Milano. L’impegno civile si ritrova anche nell’ultima produzione della compagnia : Bambini a dondolo, una pièce contro il turismo sessuale nei confronti dei minori. La forma teatrale di Cavalli nasce dalla giullarata già studiata e messa in scena da Dario Fo con spunti però estremamente moderni.  Nella direzione artistica, nella drammaturgia e nella regia sceglie costantemente di mischiare i linguaggi. Calca il palco con la tradizione della Commedia dell’Arte, i motti scherzosi, l’azione mimica, i canovacci e l’improvvisazione.
Fa del riso una filosofia completa, una nuova oggettività, usando la giullarata e il grammelot come forma d’impegno civile, per cercare la verità sui temi del presente. I suoi spettacoli riservano spazi di sperimentazione e di ricerca per la musica in scena, la scenografia, la proiezione di immagini. Per l’Associazione Culturale Bottega dei Mestieri Teatrali, che ha fondato nel 2001, Giulio Cavalli si è dedicato alla scrittura drammaturgica e alla regia di diversi progetti.
Anche nella messa in scena di Se questo è un uomo, ampio spazio verrà dato alla parola dell’attore, al suo trasformismo e all’espressività corporea già così presente nei modi dei giullari.

Fabio Francione
è critico cinematografico. Tra i suoi lavori teatrali :La morte della bellezza dall’omonimo romanzo di Giuseppe Patroni Griffi,    La telefonista dall’atto unico di Dino Buzzati e l’adattamento delle Operette morali di Giacomo Leopardi. Vive e lavora a Lodi.


 

 


 

Un percorso di avvicinamento allo spettacolo contenente bibliografia letterari e musicale, suggestioni e video è disponibile sul sito LODIFILMFEST a questo indirizzo.


 

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