Dal 22 marzo, “L’INNOCENZA DI GIULIO” il libro di GIULIO CAVALLI
“PARLARE DI ASSOLUZIONE, ANCHE A FRONTE DELLE GRAVISSIME RESPONSABILITÀ PROVATE FINO AL 1980, NON È SOLO UNO STRAFALCIONE TECNICO. SIGNIFICA LEGITTIMARE (PER IL PASSATO, MA PURE PER IL PRESENTE E IL FUTURO) UNA POLITICA CHE CONTEMPLA ANCHE RAPPORTI ORGANICI CON IL MALAFFARE, PERSINO MAFIOSO.”
Dalla prefazione di Gian Carlo Caselli
Finalmente in libreria L’INNOCENZA DI GIULIO di Giulio Cavalli, Edito da Chiarelettere, Collana Reverse.
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“Andreotti dava lavoro, Caselli no!”
Scritta sull’autostrada Palermo-Catania, 1995.
“I fatti che la Corte ha ritenuto provati in relazione al periodo precedente la primavera del 1980 dicono che il senatore Andreotti ha avuto piena consapevolezza
che i suoi sodali siciliani intrattenevano amichevoli rapporti con alcuni boss mafiosi; ha quindi coltivato, a sua volta, amichevoli relazioni con gli stessi boss.”
“La Corte ritiene che questi fatti non possano interpretarsi come una semplice manifestazione di un comportamento solo moralmente scorretto e di una vicinanza penalmente irrilevante,
ma indicano una vera e propria partecipazione all’associazione mafiosa apprezzabilmente protrattasi nel tempo.”
Dalla sentenza Andreotti, confermata in Cassazione nel 2004.
“Voglio conoscere Giulio Andreotti per riconoscere i nuovi Andreotti.”
− Perché venne ucciso Giorgio Ambrosoli?
− Questo è difficile, non voglio sostituirmi alla polizia o ai giudici, certo è una persona che in termini romaneschi se l’andava cercando.
Giovanni Minoli intervista Giulio Andreotti, settembre 2010.
“Le mie dimissioni sono dettate esclusivamente da quello che a me sembra un dovere di coscienza: penso che, se la coscienza lo esige, si debba dire di no.”
Estratto dalla lettera dell’economista Paolo Sylos Labini a Giulio Andreotti.
Con queste parole Sylos Labini, membro del comitato tecnico-scientifico del ministero del Bilancio, si oppone alla nomina di Salvo Lima come sottosegretario al Bilancio, 1974.
“Se per mafia si intende il senso dell’onore portato fino all’esagerazione, l’insofferenza contro ogni prepotenza e sopraffazione, la generosità che fronteggia il forte ma indulge al debole,
la fedeltà alle amicizie, più forte di tutto, anche della morte… allora mafioso mi dichiaro e sono lieto di esserlo.”
Il ministro Vittorio Emanuele Orlando sdogana la mafia, 1925.
SCHEDA LIBRO: LEGITTIMARE L’ILLEGALITÀ è la sfida della politica italiana. La vicenda Andreotti è il simbolo di una storia che parte da lontano, sale su fino agli albori della Repubblica e scivola fino a oggi, alle leggi fatte apposta per fermare i processi e alla PRESCRIZIONE dei reati. Prescritto è diventato sinonimo di innocente, anche di più, come dice nella prefazione Gian Carlo Caselli: “La stragrande maggioranza dei cittadini italiani è convinta che Andreotti sia vittima di una persecuzione che lo ha costretto a un doloroso calvario per l’accanimento giustizialista di un manipolo di manigoldi”. Ma la realtà è ben diversa. Giulio Cavalli se ne assume il carico tirando le fila del processo Andreotti con questo libro che mette la verità davanti alla giustizia, perché la verità non va mai in prescrizione. In gioco, oggi, c’è la dignità di un paese e delle sue tante, troppe, innocenze di Giulio.